Londra: Renzo Piano e lo Shard London Bridge

31 Gen

 Minimal-List-Trapanese-Max-Renzo-Piano-Shard-London-03 Shard London Bridge

Da poco più di sei mesi un nuovo edificio modella lo skyline di Londra. Il cielo nuvoloso della City è tagliato dalla scheggia firmata Renzo Piano, lo Shard London Bridge. I lavori si sono svolti nella zona di Southwark, a sud del Tamigi, in un quartiere che si sta ridisegnando attorno al nuovo grattacielo che, con i suoi 87 piani (di cui 72 abitabili) per 306 metri d’altezza (310 con l’antenna), è la torre più alta d’Europa superando, solo per quanto riguarda la città, le Canary Wharf Tower della zona direzionale dell’East End, e battendo il primato europeo della Commerzbank Turm di Francoforte.1-The-ShardSouthwark

L’edificio, che ospita alberghi e ristoranti di lusso, ma anche uffici e residenze private, si prefigge di diventare un simbolo dell’architettura ecosostenibile «per cominciare obbligando la gente a prendere i mezzi pubblici e creando una rete di trasporti funzionante. Lo Shard ha solo 42 posti macchina (tra l’altro in gran parte dedicati a disabili e soste veloci, ndr). Perché passa di fianco a una stazione ferroviaria, due linee della metropolitana, venti di autobus. All’auto bisogna rinunciare» come dice il progettista. Continuando con circa 11mila pannelli in vetro e con gli ultimi 15 piani in punta di radiatore (radiatore che sfrutterà il vento per raffreddare la torre senza, quindi, aria condizionata), che si stima consentiranno di risparmiare circa un 35% del consumo d’energia altrimenti necessaria. Senza considerare anche il recupero e riutilizzo di neve e acqua piovana.

1007zumaattheshard1 Dal Tamigi con la visione del London Bridge

Ma, al di là di questi (benvenuti) aspetti tecnologici, possono essere realmente eco-sostenibili queste mega torri che implicano lo spostamento di migliaia di persone ogni giorno in centri urbani gìà iper-congestionati? Possono, nel XXI secolo, era digitale in cui i moderni mezzi di comunicazione hanno resa superflua la necessità per le grandi società e aziende di concentrare in uno stesso edificio il maggior numero di persone ed uffici, essere ancora un modello di sviluppo per le nostre città?

I grattacieli ipotizzati da Le Corbousier negli anni ’20 per residenze ed uffici facevano parte di piani urbanistici che, per quanto discutibili, prevedevano l’utilizzo di queste strutture per lasciare ampio spazio al verde, a percorsi pedonali e carrabili ben separati; spesso, invece, si ha l’impressione (se non la certezza) che la costruzione di queste mega strutture segua solamente logiche legate al business ed alla massima speculazione, e consideri marginalmente gli aspetti urbanistici e sociali che ne conseguono.

Il modello di sviluppo migliore per i centri urbani, a detta di molti esperti, sembra essere oggi una città “compatta”, definita come un insediamento ad alta densità, con abitazioni di media altezza e funzioni miste, concentrato su diversi nuclei, di dimensioni sufficienti ad offrire una serie di vantaggi sociali ed economici a distanze percorribili a piedi, ma anche a sostenere servizi quali il trasporto pubblico ad alta frequenza. Un insediamento a misura d’uomo, in cui la qualità della vita aumenta senza che vengano meno tutte le attrattive che la vita di città comporta: lavoro, negozi, scuole, servizi sociali, tempo libero.

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