DESIGN : utilità, arte o fumo negli occhi?

24 Gen

Tanti sono al giorno di oggi i significati che diamo a questa parola usata ed abusata per esprimere il tutto e il niente.
Da definizione la parola design può essere intesa come attività alla base della costruzione di un progetto complesso, materiale o concettuale, oppure come progettazione alla base di una futura produzione industriale in serie.
Si fanno risalire le sue origini al movimento Arts & Crafts quando con l’avvento della rivoluzione industriale in Inghilterra iniziano a svilupparsi le arti applicate ed il processo artistico-creativo non è più fine a se stesso ma si allarga alla realizzazione di progetti di uso comune.
Il design però è nato quando sono nati l’uomo e di conseguenza i suoi bisogni primari, è nato per rispondere a questi con la miglior soluzione possibile, per costruire un riparo, fabbricare utensili per cacciare, pescare e coltivare la terra, è nato quando l’uomo ha usato il suo intelletto per semplificarsi la vita.

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evoluzione del coltello nella preistoria

Fino a poco tempo fa si dimenticava  la funzione primaria svolta dal design, poiché la società del consumo ci ha reso dipendenti  da bisogni creati proprio da essa stessa. Il vero designer non dovrebbe farsi coinvolgere in una operazione che è a solo profitto dell’industria e a danno del consumatore, soprattutto perché, ormai, a seguito di questa crisi, questa tendenza sta un po’ cambiando: si sta tornando al volere oggetti che costano secondo il loro vero valore e di una qualità che trascende i limiti temporali della moda passeggera. Se prima, quindi, si dava molto e troppo valore agli oggetti che probabilmente non ne avevano, ora la maggior parte delle persone tende a dargliene meno di quello che effettivamente hanno. Se all’inizio dei tempi design poteva avere un significato tecnico, col passare degli anni ha assunto accezioni intrinseche che rimandano alla sociologia, al rapporto tra l’oggetto ed il suo utilizzatore, alle sensazioni provate nell’usare un determinato prodotto ed anche, ultime ma non meno importanti, alla creatività all’estetica e all’arte.

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Servizio di posate ZAHA – Zaha Hadid

Non dobbiamo quindi dimenticare che dietro alla creazione di un oggetto utile ed economico c’è un processo di semplificazione che è molto più difficile di quello che si pensa, e a questo punto risulta impossibile non citare Bruno Munari ed il suo “Da cosa nasce cosa”:

“Semplificare vuol dire cercare di risolvere il problema eliminando tutto ciò che non serve alla realizzazione delle funzioni. Semplificare vuol dire ridurre i costi, diminuire i tempi di lavorazione, di montaggio e di finitura, vuol dire risolvere due problemi assieme in un’unica soluzione, semplificare è un lavoro difficile ed esige molta creatività.
Complicare è molto più facile, basta aggiungere tutto quello che ci viene in mente senza preoccuparsi se i costi vanno oltre i limiti di vendita, se ci si mette più tempo a realizzare l’oggetto e via dicendo.
Bisogna dire però che il pubblico in genere è più propenso a valutare il tanto lavoro manuale che ci vuole a realizzare una cosa complicata piuttosto che a riconoscere il tanto lavoro mentale che ci vuole per semplificare, dato che poi non si vede. Infatti la gente di fronte a soluzioni estremamente semplici che magari hanno richiesto lunghi tempi di ricerche e di prove dice:” ma come, è tutto qui? ma questo lo so fare anch’io!”

QUANDO QUALCUNO DICE  “LO SO FARE ANCH’ IO” VUOL DIRE CHE LO SA RIFARE, ALTRIMENTI L’AVREBBE GIÀ FATTO PRIMA!!!

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Set di posate per aperitivo MOSCARDINO – Matteo Ragni e Giulio Iacchetti
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Finger biscuit – Paolo Ulian

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